Ricordando Peppino Di Vittorio.
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In viaggio verso Casa Di Vittorio
Diario di bordo in compagnia di Baldina

di Giovanna Zunino

Sudest, Numero 18, Novembre 2006

   
   
   
 
 

Roma, 31 maggio 2006. Per tornare a casa Di Vittorio non ha molti bagagli. Alcune cose però non ha voluto dimenticarle. Un ciondolo che indossa al collo con la foto della mamma Carolina – bellissima – e alcune foto di Vindice. Papà lo ha da sempre con sé: nel cuore.

 Parte così Baldina Di Vittorio Berti per ritornare, dopo tanti anni, a Cerignola.

 L'accompagna la figlia Silvia: sono attese a Casa Di Vittorio.

I preparativi fervono da un po': si rispolverano ricordi, documenti, qualche foto. Tutto deve essere in ordine, curato nei particolari, con l'affetto, ma anche con l'orgoglio di chi sa che sta riportando a casa un pezzo importante della propria storia.

Eravamo tutti un po' preoccupati per il viaggio, ma dopo i saluti, le raccomandazioni e gli auspici commossi di Giulia, la partenza, con alla guida il Segretario della Camera del Lavoro di Foggia – Nicola Affatato – coadiuvato dalla preziosa navigatrice Gigia Navarra, è avvenuta in spedita allegria.

Una breve sosta caffè in terra molisana, qualche commento sul colore plumbeo di alcune parti di cielo che lasciano scendere alcune gocce di pioggia e si riparte.

Il cielo si rischiara, la limpidezza dell'orizzonte ci consegna una veduta nitida delle Tremiti, verso sud raggi di sole curiosi perforano le nubi. A Foggia arriviamo col sole che sta calando.

Baldina riconosce le strade, la stazione dove ha passato molte ore – in attesa del treno per Roma – quando era parlamentare. Ricorda con Silvia le loro precedenti venute in terra di Capitanata.

La Cgil di Foggia ha predisposto un'ottima sistemazione: in stanza rigorosamente a “temperatura ambiente”.

Poi la cena da Mario Ficarelli che accoglie l'ospite con affetto. E con affetto e maestria apparecchia: un tralcio di vite, grappoli d'uva e grano, petali di rose rosse contornano “u cicero”. Profumi e sapori mediterranei ripagano le fatiche del viaggio.

 

- Il side-car di Peppino Di Vittorio

1-2 giugno 2006. Camere del Lavoro, Amministrazioni locali, teatri e sullo sfondo campi di grano, uliveti e vigneti: Baldina va verso Casa.

 

«Tutta la famiglia lo ha sempre seguito. Quando lui andava a Barletta, ad Andria, a Bari, tutta la famiglia andava con lui. Ci aspettavano, aspettavano la motocicletta rossa. Io ero piccola ma mi ricordo benissimo: noi due, io e mia mamma, nel sidecar con papà».

In questi giorni il mezzo di trasporto non è il rosso side-car ma, in ogni luogo dove arriva, Baldina è attesa, riconosciuta, accolta con l'affetto e la stima che già cent'anni fa riservavano a Peppino.

Si dichiara sopraffatta dal calore fraterno, ma sa trovare parole giuste per tutti: dai dirigenti sindacali agli amministratori, ai giornalisti, agli studenti ai compagni e alle compagne con i quali ha condiviso molte campagne elettorali ed altre iniziative. Emancipazione, cultura, diritti e libertà: questi i temi che le sono cari e che raccomanda a tutti di farsene carico, sia come singoli sia come collettività. In visita alla Camera del Lavoro di Foggia ringrazia i dirigenti per il lavoro che svolgono quotidianamente per tutti gli altri lavoratori e alla conferenza stampa di presentazione del programma di iniziative “Di Vittorio torna a casa“, nella sede della Provincia di Foggia, ricorda che la libertà, la democrazia, l'uguaglianza sociale non si conquistano mai una volta per tutte. Per questo – dice – sono molto importanti iniziative come quelle proposte da Casa Di Vittorio – progetto di Giovanni Rinaldi promosso dal Comune di Cerignola –, perché si propongono di parlare di questi temi ai giovani. E non parlarne sporadicamente in eventi celebrativi, ma parlarne attraverso gli esempi quotidiani. Così faceva Di Vittorio. Al Circolo Giovanile da lui fondato, tutte le sere si vedevano molti giovani, abbruttiti dal duro lavoro dei campi, ma con un gran desiderio: quello di capire perché esisteva così tanta differenza tra gli uomini, tra chi aveva in abbondanza e chi non aveva di che mangiare.

Ovunque va Baldina porta con sé questa straordinaria forza che le viene dalla passione, dalla naturale, innata semplicità e, certamente

– lo riconosce lei stessa – dalla lunga frequentazione con il padre: è la forza di chi crede che gli uomini saranno tutti più liberi se sapranno rivendicare i loro diritti. Il miglior modo per aiutarli in ciò è l'esempio quotidiano. Noi possiamo fare molto – dice – se sappiamo essere un buon esempio.

 

- I confetti di Cerignola

2 giugno 2006, da Foggia a Cerignola. Conducente: Maffei; navigatore: Di Vittorio; nel viaggio da Foggia a Cerignola Baldina riconosce nell'autista il figlio di un dirigente della Camera del Lavoro e così, lasciandosi condurre, racconta episodi di “vita vissuta”. Per alcuni di essi c'è anche la conferma di Silvia. Ricordano quel primo anniversario della morte di Peppino nel 1958 quando, per la ricorrenza, Louis Saillant – segretario della Federazione Mondiale Sindacale della quale in precedenza Peppino stesso era stato segretario – donò un monumento (un altorilievo bronzeo).

E proprio dinanzi al monumento e alla lapide – ripulita per l'occasione – il racconto prende corpo nei particolari.

Silvia ricorda i confetti lanciati dai balconi in segno di saluto e di omaggio agli ospiti – gesto tipico cerignolano –, ricorda lo spavento per quella inusuale pioggia e ricorda il suo aggrapparsi alla gonna della mamma Baldina che ancor oggi ha in mente con profonda tristezza quel periodo. La scomparsa improvvisa del padre, un anno prima, la stava mettendo a dura prova nell'affetto, ma anche nella responsabilità di andare avanti per proseguire e far vivere l'impegno politico e sociale di Giuseppe Di Vittorio, tanto nel mondo politico e sindacale quanto nell'intero paese e nella sua città natale: Cerignola. Più di una volta il ricordo torna a Parigi, a quando ancora bambina perse la madre e a come riuscì a trovare il coraggio di andare avanti, prendendosi cura anche di Vindice, proprio perché sostenuta dal padre. Andare avanti, servire gli altri più deboli, dar parole a chi non le ha, rivendicare i diritti di chi sta tutto il giorno piegato verso la terra da arare, seminare, raccogliere e non ha il tempo neppure di “alzare la testa” e pensare che ha dei diritti.

Alla consegna del monumento erano stati invitati molti dirigenti del sindacato mondiale e molte delegazioni di paesi stranieri. Tutti rimasero impressionati dall'accoglienza che Cerignola aveva riservato per loro e compresero molto bene che quell'accoglienza era riservata in quanto compagni di lotte politiche e sociali di Di Vittorio. Il calore e l'impeto dell'accoglienza furono tali che lasciarono letteralmente “al buio” un delegato giunto dall'Africa: un confetto centrò in pieno la lente dei suoi occhiali che caddero rovinosamente a terra frantumati. Non se ne ebbe. Disse che “al buio” avrebbe ascoltato meglio le parole e il messaggio di Di Vittorio!

 

Arrivata a Cerignola, nel Teatro Mercadante assiste allo spettacolo teatrale degli studenti dell'Istituto Righi sulla giovinezza di Peppino. Al termine della rappresentazione si emoziona: accanto a lei il ragazzo che interpreta suo padre Peppino e la ragazza che interpreta la madre Carolina. Nell'incontro pubblico a Palazzo Coccia Baldina chiude così il suo discorso: «Essere qui per me è essere veramente in famiglia, è essere a casa. Perché sono nata qui, mia madre è nata qui, mio padre è nato qui, mio fratello a pochi chilometri da qui, a Bari, anzi nella Camera del Lavoro di Bari. Io ho imparato a camminare sui tavoli della Camera del Lavoro e della Lega dei contadini di Cerignola e quindi mi sento veramente contenta di essere qui con voi».

 

- I papaveri rossi di Lucera

3 giugno 2006. La tappa a Lucera è stata tanto curata da Peppino Papa quanto desiderata da Baldina – amica e compagna di tante battaglie in più campagne elettorali.

Ci aspettano al carcere. Tutto è stato predisposto affinché si possa visitare la cella ove fu “ristretto” Giuseppe Di Vittorio. E stava proprio “ristretto” in quella cella perché anche oggi, pur ben conservata, non contiene più di quattro persone in piedi. Lì Peppino Papa legge un brano dal volume di Lajolo che ricorda i giorni di reclusione ed il sostegno che i cittadini di Lucera avevano offerto, facendogli trovare, sul piccolissimo davanzale della cella, sigarette e piccoli generi di conforto di cui il poverissimo mondo bracciantile disponeva. Il direttore ci mostra il registro nel quale è annotata la ragione di una delle reclusioni patite da Di Vittorio in questo carcere: pericoloso comunista fuoruscito. Accanto una firma per esteso: Giuseppe Di Vittorio. E quella firma così estesa sembra dire con orgoglio: «Ebbene sì! Sono fuoruscito, sono comunista, tanto comunista da essere pericoloso! E questo per me è l'unico mio vanto!».

Ma Di Vittorio non è stato recluso a Lucera una sola volta. E della prima volta che vi fu recluso e di come ne uscì racconta Peppino Papa e conferma Baldina.

 

Correva l'anno 1921, Giuseppe Di Vittorio era stato recluso per ragioni politiche dai fascisti. L'unico modo per farlo uscire era candidarlo al parlamento e farlo eleggere. E così fu. La campagna elettorale fu difficilissima e il giorno delle elezioni i fascisti cercarono in ogni modo di distogliere i cittadini dal recarsi al voto. A Cerignola un'intera famiglia fu falcidiata dai fascisti mentre si recava a votare.

Ciò nonostante la popolarità e la stima di Di Vittorio era immensa e la sua gente, che difendeva sempre e sempre si sentiva da lui difesa, lo votò. Di Vittorio fu eletto e la voce correva, rimbalzava. Arrivò anche a Lucera. E così le donne, le braccianti si raccolsero per far festa. Non avevano bandiere, non avevano fazzoletti, non avevano cappelli da sventolare. Ma la stagione regalava papaveri. E cosi i papaveri rossi, tanti, tantissimi diventarono le loro bandiere. Li raccolsero in gran quantità, ne fecero mazzi e andarono a sventolarli sotto le finestre del carcere gridando: liberate Di Vittorio!

 

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Alla consegna del monumento erano stati invitati molti dirigenti del sindacato mondiale e molte delegazioni di paesi stranieri. Tutti rimasero impressionati dall'accoglienza che Cerignola aveva riservato per loro e compresero molto bene che quell'accoglienza era riservata in quanto compagni di lotte politiche e sociali di Di Vittorio

 

   

 

   

Al Circolo Giovanile fondato da Di Vittorio, tutte le sere si vedevano molti giovani, abbruttiti dal duro lavoro dei campi, ma con un gran desiderio: quello di capire perché esisteva così tanta differenza tra gli uomini, tra chi aveva in abbondanza e chi non aveva di che mangiare