Nicola Stame, il tenore partigiano

di Lello Saracino(*)

 

 

Roma 24 marzo 1944: nell’eccidio delle Fosse Ardeatine
perde la vita Nicola Ugo Stame, nativo di Foggia,
militante del movimento “Bandiera Rossa”.
Una carriera di successo interrotta dalla barbarie nazifascista

 

 

Breve storia di un artista che non poté mai svolgere pienamente l’ attività per la quale era nato, causa la durezza dei tempi, l’avversità degli avvenimenti, la qualità delle catene che ogni antifascista ebbe alle braccia e alle gambe. Nicola Ugo Stame, affermato cantante lirico, partigiano comunista, nato a Foggia l’8 gennaio 1908, ebbe catene di ferro alla gola. La sua vita finì a soli 36 anni, il 24 marzo 1944, per opera della barbarie nazifascista. Il suo corpo “seppellito” assieme ad altri 334 corpi nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina a Roma. Per tutti, la strage delle Fosse Ardeatine.

 

Un Calaf senza tessera del PNF

Nicola Ugo Stame era stato sergente maggiore motorista dell’Aeronautica. Già durante il servizio militare era considerato un pericoloso sovversivo, da tenere sempre sotto osservazione. Durante la leva, spinto da commilitoni e familiari che avevano notato la sua voce non comune, comincia a prendere lezioni di canto e musica. Tra i suoi maestri c’erano Di Pietro, dell’Accademia di Santa Cecilia, l’ex cantante lirica Gramigna, direttori d’orchestra quali Santarelli, Morelli, Chierici e il maestro della Scala di Milano, Benintende. Grazie alla partecipazione ad alcuni concerti e spettacoli lirici presso la sede dell’EIAR, il suo talento comincia a essere conosciuto e apprezzato. Nel 1939 viene ammesso ad un concorso bandito dal Teatro Reale di Roma. Partecipa al Circo Massimo a delle recite della “Tosca” con un’interpretazione definita dalla critica  memorabile. “Nicola Stame, nel ruolo di Mario Cavaradossi, si è rivelato un tenore di felici attitudini. La sua voce è squillante e agile e sottolinea con soavità la mezza voce”. Canterà in seguito con i soprani più affermati del tempo: Lella Gaio, Adriana Guerrini, Liliana Mandrini, Adriana Cappelli; con il basso Paolo Silveri, il baritono Ildebrando Santafé, Piero Sopranzi, Benvenuto Franci.

In Spagna, ascoltata la sua voce, il celebre tenore Michele Fleta lo esorta a debuttare nel “Rigoletto”. A Bergamo, al Teatro Duse, canta in “Tosca” con la soprano Lina Bruna Rosa e con il baritono Bolognesi. Tra le altre opere che interpreta vi sono la “Cavalleria rusticana”, la “Traviata”, la “Bohème”. Si esibì al Teatro dell’Opera di Roma e aveva una grossa attività in radio. Furono quell’appellativo di “pericoloso sovversivo” e la sua avversione al fascismo a frenargli la carriera. Nel 1939, proprio al Teatro dell’Opera, stava provando la “Turandot” di Puccini nel ruolo di Calaf, quando venne arrestato. Alcuni questurini irruppero nel teatro chiedendogli se fosse iscritto al Partito Nazionale Fascista. Nicola Stame rispose “no, naturalmente”. Inoltre risultò vicino al Movimento Comunista d’Italia. Fu portato a Regina Coeli, liberato dopo quattro mesi, la sua casa e i suoi spostamenti tenuti sempre sotto osservazione. Non avrebbe più cantato come professionista, organizzando solo alcuni concerti privati in favore degli orfani di guerra.

Un impresario sudamericano, ascoltata la sua voce, tenta di scritturarlo per una tournee in quell’America Latina dove aveva vissuto, presso alcuni parenti della mamma, dai sedici ai venti anni. Una possibile “via di fuga” dalla barbarie dell’occupazione nazifascista che Stame rifiutò con fermezza per non lasciare i suoi compagni, la sua missione.

 

Gli azionisti di “Bandiera Rossa”

Il Movimento Comunisti d’Italia cui apparteneva Stame era più noto come “Bandiera Rossa”. Scomparve intorno al 1946 a fu presto dimenticato, pur essendo stato tra i protagonisti della Resistenza nella capitale. Una formazione politica di cui si è sempre parlato poco e mal volentieri e che pure ha avuto - nei nove mesi dell’occupazione nazista - 186 caduti (tre volte quelli del PCI), 137 arrestati e deportati. I combattenti “riconosciuti” dal movimento furono 1.183 (cinque in più di quelli del PCI). Si trattava di comunisti lontani dalle logiche del partito, che rifiutarono la politica d’unità nazionale e il monolitismo nei rapporti interni al PCI, cercando una via alternativa e socialista. Per Silverio Corvisieri, che ha raccontato il percorso e le gesta di “Bandiera Rossa”, gli azionisti del Movimento Comunisti d’Italia videro nella Resistenza italiana il prologo di una rivoluzione proletaria. Fu Giovanni Amendola, deputato socialista, intellettuale e antifascista, a dire che non si può fare la storia della Resistenza a Roma senza esaminare obiettivamente l’attività svolta da “Bandiera Rossa”.

Un movimento che seppe riunire nella stessa organizzazione il futuro ministro socialdemocratico Matteo Matteotti e lo scrittore Guido Piovene insieme ai giovani sottoproletari di Centocelle e Primavalle; che, pur senza aderire al CLN, riuscirà a collaborare strettamente con i servizi militari inglesi e americani e, al tempo stesso, avere principalmente la sua base tra i diseredati delle borgate. I militanti di “Bandiera Rossa” furono gli ultimi a lasciare le sedi di confino e le carceri dopo il 25 luglio del 1943; i primi ad accorrere, dopo l’8 settembre, al fianco dei soldati impegnati nella difesa della capitale. Sempre Corvisieri rivendica a “Bandiera Rossa” l’onore del primo colpo sparato contro i tedeschi. Tra le azioni più eclatanti del movimento – che disponeva di una tipografia propria e tirava dodicimila copie clandestine del proprio giornale, duemila più de l’Unità - il furto di un’intera batteria contraerea, smontata e nascosta in una grotta. Il 7 novembre del 1943, anniversario della rivoluzione bolscevica, un aderente a “Bandiera Rossa” scala il famoso Alberone in via Appia, issandovi un drappo rosso con falce e martello. Il 30 novembre, una squadra di partigiani prima sequestra un plotone diretto a Forte Bravetta per giustiziare undici comunisti e poi, travestito con le loro divise, irrompe al Forte e libera i condannati a morte.

Dopo il 25 aprile, gli aderenti a “Bandiera Rossa” saranno tra i pochi a opporsi non soltanto alla monarchia ma alla stessa democrazia borghese. La maggioranza dei militanti confluirà poi nel PCI.

 

La “banda Koch” sulle tracce di Stame

Pur “sorvegliato speciale”, Stame è tra i protagonisti del movimento “Bandiera Rossa” e della Resistenza romana. Al tenore-partigiano fu affidato il comando della “prima zona”, che comprendeva i quartieri Tiburtino, Pietralata, San Lorenzo, Esquilino. Dopo un’irruzione nella sua abitazione di alcuni sicari della famigerata “banda Koch”, si allontanò definitivamente dalla famiglia e fu costretto a vivere in clandestinità. Abitò in un casolare sulla via Valeria, che fungeva anche da nascondiglio per alcuni ex prigionieri alleati, evasi dopo l’armistizio dal campo di concentramento di Cecchina.

Una clandestinità che non fermò l’azione di Stame: saputo dell’arresto di alcuni esponenti del Movimento e venuto a conoscenza che la sera del 12 gennaio 1944 sarebbero stati trasferiti da via Tasso a Regina Coeli, ideò e organizzò una temeraria azione intesa a liberare i compagni, aggredendo con lancio di bombe a mano il furgone che trasportava i prigionieri. Per il pronto intervento dei tedeschi addetti alla scorta e di altri accorsi da via Tasso, Nicola Stame dovette rinunciare all’azione. Il 20 gennaio, pochi giorni dopo il tragico e fallito intervento per liberare i suoi compagni, Stame ─ a seguito dello sbarco alleato ad Anzio e nonostante fosse venuta meno l’ipotesi di collaborazione delle forze partigiane ─ organizza un piano di guerriglia e di sabotaggi alle spalle dei tedeschi, allo scopo di facilitare l’avanzata degli alleati verso Roma. Furono tre giorni di azioni e perlustrazioni, correndo gravi rischi. Ritornato nella capitale, la sera del 24 gennaio Nicola Stame e altri dirigenti di “Bandiera Rossa” fissano un appuntamento in via Condotti, presso il caffè “Greco”. Occorre fare il punto sulla campagna partigiana.

Stame al caffè della centralissima via capitolina non vi arriverà mai: accortosi di essere seguito da un sicario della “banda Koch”, tal Gerardo Priori ─ che più volte si era recato presso la sua abitazione molestando la moglie Lucia e chiedendo notizie sul suo rifugio ─ per non mettere a repentaglio la libertà dei suoi compagni decide di “sfidare” a viso aperto il suo pedinatore. Comincia così una fuga che aveva come obiettivo prioritario quello di allontanare gli uomini della “banda Koch” dal caffè “Greco”. Stame si fa inseguire fino a via Borgognona, vicino l’ambasciata di Spagna; nei pressi di piazza Mignanelli, dopo una colluttazione con Priori, viene arrestato da una pattuglia di soldati tedeschi. Subito condotto a via Tasso, è sottoposto a feroci interrogatori affinché riveli i nomi dei componenti della sua organizzazione e i loro nascondigli. Stame non parla. Trasferito a Regina Coeli, vi resta fino a quel tragico 24 marzo 1944.

 

El señor Priebke?

Quella di Nicola Stame è una storia che è assieme tante storie. E’ il 6 maggio del 1994 quando Sam Donaldson, giornalista della televisione statunitense ABC, in una strada di San Carlos de Bariloche in Argentina, dopo settimane di indagini e ricerche, si rivolge in spagnolo ad un anziano signore che passeggia con un cappello montanaro. “Mi scusi, lei è il signor Priebke?”. L’anziano, seppur perplesso, non si sottrae dal rispondere: “Sì, certo”. Al giornalista non basta la conferma dell’identità: “Lei faceva parte della Gestapo ed era a Roma nel 1944?”. Pronta la replica: “Si, a Roma. E’ vero”.

Giunto nel piccolo paesino sudamericano a seguito di una segnalazione del Centro Studi “Simon Wiesenthal”, che si dedica alla ricerca dei criminali nazisti sfuggiti alla giustizia, la troupe dell’ABC scatena con quell’intervista un caso internazionale, riapre ferite mai suturate del tutto dal tempo, fa ripiombare i familiari di Nicola Ugo Stame nell’inferno di quei terribili mesi del 1944 e dell’occupazione della capitale italiana da parte delle truppe militari tedesche.

Perché di Erich Priebke si erano perse le tracce da quando, arrestato a Bolzano il 13 maggio del 1945, era sfuggito dal campo di prigionia britannico di Rimini la notte del 31 dicembre 1946. Per mesi aveva vissuto indisturbato con moglie e figli a Vipiteno, prima di imbarcarsi a Genova, nel 1948, destinazione il “paradiso d’impunità” dei gerarchi nazisti: l’Argentina. Priebke si ferma a Bariloche, dove vivono molti suoi connazionali. Si inserisce così bene nella comunità immigrata tanto che per anni presiede l’associazione culturale tedesco-argentina. E’ promotore delle attività sociali del Deutsche Klub e autore di alcuni articoli per il giornale il lingua tedesca Argentinische Tageblatt. Quando, ormai anziano, Priebke pensa di essersi lasciato definitivamente alle spalle le atrocità del nazismo, il suo passato gli ripiomba addosso improvvisamente, sotto il nome di Sam Donaldson, quel 6 maggio del 1994. Nato a Berlino il 29 luglio del 1913, membro del partito nazionalsocialista dal 1933, dal 1937 con le “SS”, Priebke in Italia partecipa alle attività di ricerca di Benito Mussolini sul Gran Sasso, e ne consente la liberazione il 12 settembre 1943, tanto da meritare la benemerenza della “croce di ferro” da Herbert Kappler, comandante delle “SD” a Roma, e la promozione a capitano.

Lo scoop giornalistico dell’ABC fa il giro del mondo. Esattamente un anno dopo, il 9 maggio del 1995, il Gip presso il Tribunale militare di Roma, Antonino Intelisano, firma l’ordine di custodia in carcere per Erich Priebke. L’ex “SS” è fermato dalla polizia argentina e messo agli arresti domiciliari per motivi di salute. Il 2 novembre dello stesso anno, il ministero di Grazia e Giustizia italiano, dopo lunghissime resistenze da parte delle autorità argentine, inoltra la richiesta di estradizione, resa possibile anche dalle pressioni che esercitano sul governo italiano e quello sudamericano i familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine, che nel procedimento aperto dal tribunale militare a carico di Erich Priebke si costituiscono come parte lesa. La vicenda giudiziaria che seguirà, cominciata nel maggio del 1996, è lunga e tormentata e si concluderà con la condanna all’ergastolo per l’ex appartenente allo speciale servizio di sicurezza delle “SS”, il Sicherheisdienst (“SD”), per le responsabilità dirette riconosciutegli negli eccidi nazisti e nella strage delle Fosse Ardeatine. Il processo segnerà, per tutti i familiari delle vittime, il ritorno nell’incubo dell’occupazione nazista a Roma. Tra le testimonianze più toccanti, quella di Rosetta Stame, figlia di Nicola, all’epoca dell’eccidio una bambina di sei anni.

 

L’offesa al torturatore

Tra i documenti che la corte militare ha analizzato, la testimonianza di Karl Hass, che riferisce come, il 24 marzo del 1944, il compito di Priebke presso le cave di pozzolana a Roma è quello di controllare la lista delle 335 vittime predestinate per depennarne i nomi man mano che le stesse venivano fatte scendere dai camion e avviate alla fucilazione. Quindi Priebke non si è macchiato di torture, e dirlo è diffamazione. Con quest’accusa Rosetta Stame, che durante il processo all’ex capitano nazista aveva parlato di torture subite dal padre, viene condannata dal Tribunale Civile di Roma a pagare tremila euro per aver offeso l’onorabilità del “cittadino Priebke”. Somma che verrà raccolta attraverso una sottoscrizione lanciata dalla Comunità Ebraica di Roma e alla quale parteciperà lo stesso sindaco della capitale, Walter Veltroni. Ma è sempre durante il processo Priebke che dall’archivio dell’Anfim, l’associazione che riunisce i familiari dei martiri della Resistenza, vengono fuori due documenti consegnati nel 1955 e nel 1957 dalla stessa Rosetta Stame. In uno c’è la firma del presidente della Repubblica Enrico Gronchi il quale, su richiesta dell’allora presidente del Consiglio Antonio Segni, concede la medaglia d’argento al valor militare a Nicola Stame. Nella motivazione si legge: “…portato in via Tasso subì atroci torture”. Nell’altro documento, a firma della presidenza del Consiglio, di Stame in via Tasso si dice: “…sottoposto a sevizie e torture che sopportava con esemplare impegno”. Quindi le torture ci furono…

“Quando ho saputo della mia condanna sono rimasta sbalordita – afferma Rosetta Stame –. Poi perché solo io? Comunque non dissi nulla, al processo, che facesse esplicito riferimento a Priebke. Non vedo cosa avrebbe potuto dire chi non fu diretta testimone dei fatti e al processo ha portato solo i ricordi di una bambina di sei anni”.

 

L’eccidio delle Fosse Ardeatine

Il 23 marzo del 1944, anniversario della fondazione del fascio, i militanti dei GAP, Gruppi d’Azione Patriottica, piazzano in via Rasella a Roma un carretto per la raccolta della spazzatura con dentro 18 chili di tritolo. La bomba viene fatta esplodere al passaggio dell’XI compagnia del 3° Battaglione di Polizia SS “Bozen”. L’esplosione, accompagnata da lanci di bombe e raffiche di arma da fuoco, uccide 32 soldati sudtirolesi. La rappresaglia tedesca non conosce intervallo di tempo. Il comando dei gerarchi nazisti è: paghino dieci italiani per ogni tedesco ucciso. Kappler in persona supervisiona la lista, nella quale finiscono civili rastrellati nei pressi di via Rasella, ma anche comunisti e badogliani già detenuti. Dei 330 oltre settanta sono ebrei, in carcere per motivi razziali, 10 addirittura in carcere per reati comuni e non politici. Il numero dei predestinati sale a 335 anche grazie alla collaborazione del questore Pietro Caruso. I condannati, trasportati in camion chiusi presso le cave di pozzolana, vengono portati cinque per volta, con le mani legate dietro la schiena, nei cunicoli delle Ardeatine. Finiti con un colpo di pistola. Ammassati uno sull’altro. Per nascondere i cadaveri, l’ingresso delle cave viene fatto saltare in aria. Così morirà anche Nicola Ugo Stame, tenore e partigiano, nativo di Foggia.

 

Fonti utilizzate:

A. Portelli, L’ordine è già stato eseguito, Donzelli editore

G. Mogavero, I muri ricordano, Massari Editore

S. Corvisieri, Bandiera Rossa nella Resistenza romana, Savelli editore

A. Celestini, prefazione Radio Clandestina, Donzelli editore

A. Ascarelli, Le Fosse Ardeatine, Anfim Roma

R. Bentivegna, Acthung banditen! Roma 1944, Mursia

M. Musu E. Polito, Roma Ribelle, Teti

Relazione sull’attività partigiana di Nicola Stame – Ufficio Storico “Bandiera Rossa”

 

(*)Articolo apparso sul numero 7 - maggio 2005 di Sudest quaderni

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LA LETTERA

 

1944/2007 – 63° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine

 

Al Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Foggia, Carmine Stallone

 

Petizione per l’intitolazione del “Teatro del Fuoco” al tenore

e partigiano Nicola Stame, medaglia d’argento al valor militare,

martire nell’eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma

 

 

 Signor Presidente,

 

il 24 marzo ricorre il 63esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, nel quale per mano della barbarie nazifascista 335 persone di varia estrazione sociale e politica furono trucidate come rappresaglia per un’azione partigiana compiuta nella capitale. I loro corpi furono seppelliti nelle cave di pozzolana sulla via Ardeatina a Roma. Una delle pagine più cruente e buie dell’occupazione nazista in Italia e di tutta la seconda guerra mondiale.

 

Come a lei già noto tra le vittime vi furono anche alcuni figli della nostra terra. Tra essi Nicola Stame, nato a Foggia l’8 gennaio 1908, tenore dalle grandi doti di eccelso prestigio internazionale, al quale fu vietato di tenere concerti nei teatri regi per il suo rifiuto di aderire al partito nazionale fascista. Della sua bravura e della fama raggiunta sono testimoni le tante  recensioni contenute in articoli di giornali dell’epoca custodite dai parenti, così come le locandine dei concerti tenuti nei più importanti teatri italiani.

 

Nicola Stame scelse di rinunciare alla sua carriera artistica per essere fedele ai suoi alti ideali di libertà e democrazia. Stame aderì al Movimento Comunisti d’Italia, più noto come Bandiera Rossa; fu responsabile del comando della “prima zona” a Roma per il suo movimento partigiano, che comprendeva i quartieri Tiburtino, Pietralata, San Lorenzo, Esquilino. Fu, assieme ad altri partigiani, autore di importanti azioni nella capitale e uomo di collegamento con le truppe alleate sbarcate ad Anzio. Il 24 gennaio fu arrestato e condotto a Via Tasso, luogo dell’orrore dove gli oppositori al nazifascismo venivano torturati. Di seguito, trasferito a Regina Coeli, fu inserito nella lista dei 335 uomini trucidati il 24 marzo 1944. Per la sua azione patriottica a Stame è stata conferita dal Presidente della Repubblica Gronchi la medaglia d’argento al valor militare.

 

Signor Presidente, a Roma, sulle mura del Teatro dell’Opera, l’allora sindaco Rutelli ha fatto affiggere una targa che ricorda il grande tenore partigiano.

 

I sottoscritti firmatari si fanno promotori presso l’Amministrazione Provinciale da Lei presieduta della proposta di intitolare il “Teatro del Fuoco” a Nicola Stame, questo senza annullare l’originario e ormai noto nome della struttura. Un’iniziativa, qualora accolta, utile a tenere viva nella nostra città la memoria di un grande artista e di un valoroso patriota, che ha dato la sua vita per la libertà e la democrazia. Un’azione importante in epoca di pericolosi revisionismi e revanscismi neofascisti, ai quali non è estranea anche la città di Foggia.

 

Certi della sua attenzione, la salutiamo cordialmente.

  

FIRME

 

ANPI Puglia

Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea

Affatato Nicola, segretario generale CGIL Foggia

Amenduni Antonio, docente Conservatorio Giordano Foggia

Antonio Trombetta, segretario provinciale CNA Foggia

Aquilino Luciana, docente

Balestra Patrizia, docente Conservatorio Giordano Foggia

Beneventi Rita, arpista

Beneventi Simona, violoncellista

Benvenuto Giorgio, Presidente Commissione Finanze del Senato della Repubblica

Bettoni Giuseppe, docente Università Roma 2

Bordo Michele, Deputato della Repubblica

Borgia Matteo, redattore rivista Sudest

Calamita Daniele, segretario provinciale FLAI CGIL

Campo Maria Grazia, avvocato

Cannelonga Severino, già Deputato al Parlamento

Carfagno Lilly, docente Conservatorio Giordano Foggia

Cariglia Michela, giornalista

Celozzi Michele, violoncellista

Centola Tommaso, dottore commercialista

Cianci Gabriella Maria, docente Conservatorio Giordano Foggia

Ciuffreda Anna Maria, dottore commercialista

Ciuffreda Antonio, docente Università di Bari, vice-presidente Fiera del Levante

Ciuffreda Lorenzo, violinista

Corvino Gianluca, ingegnere

Corvino Raffaele, geometra

Cosimo Nardo, imprenditore

Creta Filomena, impiegata CNA Foggia

Cristino Gaetano, redattore rivista Sudest

Cuttano Franco, Quadro tecnico di equitazione

D’Aloia Maria Rosa, impiegata CNA Foggia

D’Angelo Giulio, musicologo, i Solisti Dauni

D’Antuono Simona, musicista

D’Ascoli Anna Chiara, docente Conservatorio Giordano Foggia

De Magistris Saverio, funzionario CNA Foggia

De Nittis Roberto, pianista

De Palma Cataldo, docente Conservatorio Giordano Foggia

De Seneen Raffaele, responsabile Auser Foggia

Dell’Accio Lucio, regista cinematografico

Della Vista Donato, vicedirettore Conservatorio Giordano Foggia

Delli Carri Matteo, docente

Dello Iacovo Giovanni, giornalista

D'Errico Enzo, giornalista Teleblu

Di Giulio Maria, docente Conservatorio Giordano Foggia

di Iasio Domenico, docente Università di Foggia

Diaferio Lucia, cantante lirica

D'Onofrio Vincenzo, avvocato, Console Touring Club Italiano

Eronia Daniela, giornalista e amministratore CIA'T Srl

Folena Pietro, presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati

Frattarolo Walter, matematico

Frisullo Sandro, vice presidente Regione Puglia

Fusilli Matteo, presidente Federparchi

Gasperi Gian Maria, direttore generale AFORIS e consulente Regione Puglia

Giuffrida Gigi, attore e regista

Godelli Silvia, assessore al Mediterraneo e alla Cultura Regione Puglia

Infanti Romeo, impiegato CNA Foggia – Consigliere Comunale San Paolo di Civitate

Inneo Vincenzo, imprenditore

La Porta Luigi, docente Conservatorio Giordano Foggia

Lastella Antonio, consulente del lavoro

Laterza Gianni, giornalista

Lavarra Enzo, parlamentare europeo

Lavilla Antonio, funzionario INPS Foggia

Lelario Fernando, insegnante

Leuzzi Vito Antonio, storico, direttore IPSAIC

Licinio Raffaele, docente Università di Bari

Lopes Antonio, docente Università di Foggia

Losavio Domenico, direttore i Solisti Dauni

Maiorano Idro, dottore commercialista

Mangano Ada, insegnante

Marcone Walter, ingegnere

Marseglia Antonio, vigile del fuoco

Massaro Edoardo, funzionario Poste SpA

Mastroluca Franco, direttore rivista Sudest, già Deputato al Parlamento

Matassa Nino, avvocato

Milani Manlio, Presidente Associazione Familiari Caduti strage di Piazza della Loggia – Brescia

Minunno Donato, funzionario CNA Foggia – assessore Comune di San Ferdinando di Puglia

Morizio Vincenza, docente Università di Foggia

Mossuto Giuseppe, flautista, i Solisti Dauni

Napolitano Mario, pensionato, cugino di Nicola Stame

Nardella Maria, direttrice Archivio di Stato Foggia

Paparo Alessandro, docente Conservatorio Giordano Foggia

Pastore Francesco, dottore commercialista

Patruno Mario Pio, insegnante e storico

Pellicano Michele, funzionario Ultragas Foggia

Penna Pasquale, impiegato CNA Foggia

Pensato Guido, manager culturale

Perilli Angelo, libero professionista

Piemontese Gianfranco, architetto

Pinto Lorenzo, Associazione Familiari Caduti strage di Piazza della Loggia – Brescia

Pinto  Paolo, funzionario CNA Foggia

Piomelli Antonietta, assistente Tecnico ITG “Masi”

Pittella Gianni, Deputato al Parlamento europeo

Quilichini Paolo, docente Conservatorio Giordano Foggia

Rauzino Teresa Maria, presidente Centro Studi Martella Peschici

Ricci Maurizio, docente Università di Foggia

Rinaldi Giovanni, grafico, ricercatore e presidente "Casa Di Vittorio"

Rossi Angelo, già Senatore della Repubblica

Rucci Mario, direttore Conservatorio Giordano Foggia

Russo Antonio, presidente ACLI Foggia

Russo Saverio, docente Università di Foggia

Saracino Andrea, musicista

Saracino Lello, giornalista

Sardaro Gianni, insegnante

Sasso Alba, Deputata

Severo Francesco, dirigente regionale CNA Puglia

Severo Francesco, funzionario CNA Foggia, presidente Commissione Regionale per l’Artigianato

Somenzari Giuseppe, docente Conservatorio Giordano Foggia

Spinelli Michele, insegnante

Valletta Massimo, direttore provinciale patronato EPASA

Verdone Antonio, oboista, i Solisti Dauni

Vitulli Antonio, presidente Conservatorio Giordano Foggia

Volpe Giuliano, docente Università di Foggia

Occulto Wladimiro, imprenditore

Zicca Lino, dirigente ENI

Berlantini Raffaele,

Potito Anna

Pedone Luigi

Pedone Mario

Pinto Nunzia

Pedone Giovanni

del Carmine Michele, assessore alla Legalità Comune di Foggia

Barbano Matteo, consigliere comunale San Giovanni Rotondo

Labella Stefania, giornalista Gazzetta del Mezzogiorno

Formiglio Tiziana, impiegata

Simone Sandro, animatore siti bengodi.org/benfoggianius.org

Mastromatteo Vincenzo, docente Conservatorio Giordano Foggia

Mastromatteo Gemma, docente Conservatorio Giordano Foggia

Napolitano Roberto, impiegato

Lodato Grazia, impiegato  

Benfoggianius.org

Pistillo Michele, storico, già deputato della Repubblica e del Parlamento europeo

Napolitano Nicola, bancario

Napolitano Giovanni, impiegato

Inglese Pasquale, docente Conservatorio "Giordano" Foggia

Trisciuoglio Antonietta, docente Conservatorio "Giordano" Foggia

Andretta Aurelio, avvocato

Leccese Davide, dirigente scolastico liceo classico “Lanza” Foggia

Unione nazionale italiana ambiente e Territorio UIL Foggia

Di Pasquale Francesco, responsabile Uniat UIL Foggia

D’Agostino Carlo, UIL Giustizia Foggia

Amoroso Domenico, responsabile circolo “Giustizia e progresso” la Margherita Foggia

Sinistra Giovanile Foggia

Mongiello Colomba, senatrice della Repubblica

Democratici di Sinistra di Capitanata

Moccia Emiliano, giornalista il Meridiano

Rignanese Angela, insegnante

Carella Franco, già senatore della Repubblica

 

Per adesioni inviare una mail a

ufficiostampa@cgilfoggia.it

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