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Lavoro e lavori: la rappresentanza politica
IN ITALIA, STORICAMENTE, è sempre stato fervido e fecondo il dibattito intorno alla rappresentanza politica del mondo del lavoro. Lo è stato alle radici della nascita della CGIL, del Partito Comunista così come del Partito Popolare Italiano, della Democrazia Cristiana, della Cisl e delle Acli. La nascita del Partito Democratico e la fusione tra quelle due culture ha rimesso in movimento la riflessione. Lo testimoniano non solo le presenze attive dei segretari generali di CGIL, CISL e UIL ai congressi dei Ds a Firenze, della Margherita a Roma come a quelli dello Sdi a Fiuggi e dell’Udc a Roma. Ma anche la scomposizione delle “appartenenze” classiche che paiono intravvedersi nei 20 delegati della UIL al congresso dei Ds e del coinvolgimento dello stesso segretario confederale della UIL, Paolo Pirani, nel comitato costituente del Partito democratico accanto a due esponenti della Cgil come Achille Passoni e Nicoletta Rocchi. Nonché la visibilità assunta da un segmento dichiaratamente laburista nel PD, idealmente guidato dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano, e guardato con attenzione da Giovanni Berlinguer, che pure è collocato tra coloro che, con Fabio Mussi, hanno dato vita alla Sinistra Democratica per il Socialismo europeo.
Articoli di Michele Mazzarano, Gavino Angius,
Orazio Ciliberti, Mimmo Pantaleo, |
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