il numero 35 di dicembre 2009

 

 

                 

                       


MENO RUTILANTE DELLE ANNUALI CLASSIFICHE di “Sole 24 Ore” e “Italia Oggi”, ormai lanciati in una competizione che rende schizoidi esiti e valutazioni sulla parametrizzazione della qualità della vita, a cavallo tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 è uscita un’altra griglia di dati utile a leggere lo status quo e a prefigurarsi scenari.
Datandolo dicembre 2009, il Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica ha pubblicato l’ottavo numero del Quaderno Strutturale Territoriale. È una pubblicazione che raccoglie le analisi territoriali di lungo periodo delle principali variabili economiche: dal Pil al Valore aggiunto, dalle esportazioni al mercato del lavoro.
Dalla scheda relativa alla Puglia, si ricavano diversi spunti di riflessione.

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Le proletarie
del Tavoliere

di Antonio Lo Re

PER L’ULTIMO
DOSSIER del 2009 di Sudest si è fatta una scelta insolita, anche se per noi non nuova in assoluto: occupare il consueto spazio della rivista dedicato all’approfondimento di un tema o di un personaggio alla ristampa di un volumetto che nel 2010 festeggerà il suo centenario dalla pubblicazione. Un saggio di poco più di sessanta pagine, scritto da Antonio Lo Re e uscito nel 1910 per i tipi dell’editore E. Trifiletti di Pescara: Le proletarie del Tavoliere. Chi è Vitantonio Lo Re (detto più brevemente Antonio) è acutamente descritto nell’accurata presentazione che anticipa il testo, scritta da Giovanni Dello Iacovo. Qui va detto che ci troviamo di fronte ad una personalità dall’ingegno multiforme che si occupa principalmente di scienza ma che dispiega la sua versatilità in campi diversi dimostrando di essere anche un fine letterato. Riproporre il suo libro (lasciando inalterati punteggiatura, accenti, e termini vari) ci è sembrata l’occasione per fornire uno spaccato della Capitanata di un secolo addietro, nella sua dimensione più “proletaria”, appunto, e agricola, cioè nella sua essenza più diffusa di quell’inizio di secolo XX, che caratterizzerà la società dauna per quasi tutto il Novecento. E di farlo soprattutto attraverso un’analisi particolare, quella della condizione femminile di quegli anni e di quella classe sociale. Ne viene fuori un racconto che talvolta sfiora l’inclinazione sessista e il pregiudizio, che si impasta spesso di punti di vista conservatori in alcuni casi debordanti, ma che mantiene una freschezza letteraria e una capacità descrittiva che aiutano a scavare in un mondo tanto lontano e misero, quanto vivo e fecondo per svelare e comprendere le radici di una condizione che ha favorito il realizzarsi di grandi movimenti di massa per rivendicare migliori condizioni di lavoro e di vita.

presentazione di Giovanni Dello Iacovo