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MENO RUTILANTE DELLE ANNUALI CLASSIFICHE di “Sole 24 Ore” e “Italia
Oggi”, ormai lanciati in una competizione che rende schizoidi esiti e
valutazioni sulla parametrizzazione della qualità della vita, a
cavallo tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 è uscita un’altra griglia
di dati utile a leggere lo status quo e a prefigurarsi scenari.
Datandolo dicembre 2009, il Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione
economica ha pubblicato l’ottavo numero del Quaderno Strutturale
Territoriale. È una pubblicazione che raccoglie le analisi territoriali
di lungo periodo delle principali variabili economiche: dal Pil al Valore
aggiunto, dalle esportazioni al mercato del lavoro.
Dalla scheda relativa alla Puglia, si ricavano diversi spunti di
riflessione.
[CONTINUA]

Le proletarie
del Tavoliere
di Antonio Lo Re
PER L’ULTIMO DOSSIER del 2009 di Sudest si è fatta una scelta
insolita, anche se per noi non nuova in assoluto: occupare il consueto
spazio della rivista dedicato all’approfondimento di un tema o di un
personaggio alla ristampa di un volumetto che nel 2010 festeggerà il suo
centenario dalla pubblicazione. Un saggio di poco più di sessanta pagine,
scritto da Antonio Lo Re e uscito nel 1910 per i tipi dell’editore E.
Trifiletti di Pescara: Le proletarie del Tavoliere. Chi è Vitantonio
Lo Re (detto più brevemente Antonio) è acutamente descritto nell’accurata
presentazione che anticipa il testo, scritta da Giovanni Dello Iacovo. Qui
va detto che ci troviamo di fronte ad una personalità dall’ingegno
multiforme che si occupa principalmente di scienza ma che dispiega la sua
versatilità in campi diversi dimostrando di essere anche un fine letterato.
Riproporre il suo libro (lasciando inalterati punteggiatura, accenti, e
termini vari) ci è sembrata l’occasione per fornire uno spaccato della
Capitanata di un secolo addietro, nella sua dimensione più “proletaria”,
appunto, e agricola, cioè nella sua essenza più diffusa di quell’inizio di
secolo XX, che caratterizzerà la società dauna per quasi tutto il Novecento.
E di farlo soprattutto attraverso un’analisi particolare, quella della
condizione femminile di quegli anni e di quella classe sociale. Ne viene
fuori un racconto che talvolta sfiora l’inclinazione sessista e il
pregiudizio, che si impasta spesso di punti di vista conservatori in alcuni
casi debordanti, ma che mantiene una freschezza letteraria e una capacità
descrittiva che aiutano a scavare in un mondo tanto lontano e misero, quanto
vivo e fecondo per svelare e comprendere le radici di una condizione che ha
favorito il realizzarsi di grandi movimenti di massa per rivendicare
migliori condizioni di lavoro e di vita.
presentazione di
Giovanni Dello Iacovo |